sabato 31 marzo 2012

Syllabub al Latte Condensato e Fragole

Io detesto fortemente buttare via il cibo. Non accade quasi mai, perchè cerco di tenere sempre un inventario mentale della dispensa, ma le poche volte che succede, 
soprattutto con i prodotti da frigo, proprio non riesco a farlo a cuor leggero.
Se avete della panna fresca aperta da consumare velocemente o se, come me, adorate 
il sapore del latte condensato sin dall'infanzia e vi attacchereste direttamente al 
tubetto, questo è il dolce, da preparare in una quindicina di minuti, che fa per voi!
La mia è una versione alternativa del syllabub, perchè questo dolce inglese, risalente 
addirittura all'epoca dei Tudor, in realtà dovrebbe contenere anche una componente
 alcolica (sherry, marsala, sidro), quindi se è di vostro gradimento, aggiungetene pure. 
Facendo un rapido giro su Google immagini ho visto che viene presentato in
vari modi. Sarà che io l'ho visto servito dalla mitica (Nigella) in bicchieri allungati,
ma trovo che nei flute questo dolce così semplice venga nobilitato, inoltre c'è sempre
qualcosa che mi affascina nei dolci serviti nel vetro e che lasciano intravedere
deliziosi strati, magari di consistenze diverse, e sfumature di colore.
Un altro esempio di questa mia passione lo trovate in questo "vecchio" post 
di un "Cheese-Trifle al Cioccolato", se vi va date una sbirciata.




Per 6 flute
Tagliate grossolanamente 500 g di fragole tenendone da parte 6 più piccoline e dalla forma aggraziata per la decorazione finale. Aggiungete ai dadini di fragola 40 g di zucchero, mescolate e lasciate in frigorifero mentre preparate la crema.
Montate con le fruste elettriche 360 g di panna fresca e 30 g di zucchero, quindi aggiungete 170 g di latte condensato (un tubetto) ed amalgamatelo alla panna mescolando con un cucchiaione dal basso verso l'alto. 
Se volete aggiungere un bicchierino di qualche liquore, fatelo adesso.
Dovrete ottenere una crema spumosa e morbida, ma che abbia una certa consistenza perchè dovrete trasferirla in una tasca da pasticciere usa e getta per riempire i bicchieri senza sporcare i bordi (inoltre in questo modo finirete veramente in un minuto).
Mettete sul fondo di ogni flute qualche dadino di fragola e un po' del delizioso sciroppo rosso intenso che si è formato grazie allo zucchero.
Tagliate la tasca da pasticciere in punta lasciando un'apertura piuttosto ampia e riempite per metà i bicchieri, quindi formate un secondo strato di fragole e sciroppo e terminate con la crema al latte condensato facendo in modo che fuoriesca dai bicchieri in superficie.
Incidete ciascuna delle sei fragoline lasciate da parte nel verso della lunghezza e inseritele sul bordo dei flute, quindi decorate con delle foglioline di menta fresca.
Conservate in frigo fino al momento di servire... e non dimenticate i cucchiaini lunghi ;o)



venerdì 30 marzo 2012

Cheesecake ai Mirtilli Senza Cottura (e volendo Senza Uova)


Ricordo di aver visto per la prima volta questo dolce tanti anni fa in un episodio di "Friends" in cui i protagonisti newyorkesi trovavano la cheesecake più buona di tutta 
la grande mela e dopo una serie di immancabili peripezie la torta cadeva e in due 
si ritrovavano sdraiati a terra, armati di forchetta, a mangiare le parti che non 
erano a contatto col pavimento del pianerottolo pur di non sprecarla.
Poi furono i primissimi episodi di Nigella sulla TV satellitare, quando non c'era ancora 
SKY, ma TELE+, e la cultura culinaria non era così diffusa come oggi. 
Registravo gli episodi di questa sconosciuta che conquistava la mia più totale attenzione 
con quel modo disinvolto e gioioso di cucinare e la capacità di descrivere il cibo in modo
tale da rendere immediatamente evidente quanto amore riversasse in quei piatti.
Io trafficavo già da un po' ai fornelli, ma evidentemente non ero pronta, 
perchè in quegli anni non ho mai preparato l'ombra di una cheesecake.
Poi finalmente un viaggio nella magica Londra, i libri i Nigella (non ancora editi in Italia)
in valigia e al ritorno ero pronta per preparare proprio la versione più classica
dall'impasto molto fluido da cuocere lungamente a bagnomaria nel forno.
Negli anni ho elaborato una mia versione che mi soddisfa molto, ma che non presenterò
oggi, perchè oggi voglio proporvi la mia cheesecake senza cottura che vi permetterà
di poter godere di questo dolce delizioso senza accendere il forno e senza usare uova.
Credetemi, otterrete una cheesecake cremosissima, candida e ricca e in ogni boccone
sentirete tutto il gusto acidulo e la consistenza corposa del Philadelphia.
Come se ciò non bastasse la copertura di gelatina di mirtilli freschi completerà
il tutto sia dal punto di vista del gusto che dal punto di vista estetico venando 
con sfumature del suo colore intenso le fette bianco latte al taglio.
Se volete prepararla per qualcuno che non può mangiare uova scegliete biscotti adatti.




Per 8-10 persone (stampo da 18 cm)
Mettete a bagno in acqua fredda 3 fogli di gelatina.
Preparate lo stampo a cerniera foderando sia il fondo che i bordi con la carta forno. Per far aderire la striscia di carta necessaria per i bordi, ungete leggermente lo stampo e posizionatela con cura, in questo modo non si muoverà mentre assemblate la cheesecake e vi sarà facilissimo sformare il dolce una volta rassodato.




Per la base di biscotto
Tritate al mixer 130 g di biscotti, quindi trasferite la "farina" ottenuta in una scodella e versatevi sopra 60 g di burro fuso. Sentirete immediatamente propagarsi il profumo dei biscotti. Mescolate fino ad ottenere un composto simile a sabbia umida, quindi versate il tutto nella tortiera e con il dorso di un cucchiaio premete per distribuire in modo omogeneo su tutto il fondo. Vedrete che il composto si compatterà sotto la pressione del cucchiaio. Premete con cura anche lungo tutta la circonferenza della base, quindi trasferite lo stampo in frigo.

Per la copertura ai mirtilli
Versate in un pentolino 125 g di mirtilli freschi. Aggiungete 100 ml d'acqua e 60 g di zucchero. In breve i mirtilli formeranno uno sciroppo color rubino. Fatelo cuocere per qualche minuto e toglietelo dal fuoco. Strizzate uno dei due fogli di gelatina e fatelo sciogliere nello sciroppo mescolando con cura.




Per la crema al formaggio
Montate 100 ml di panna fresca e lasciatela in frigorifero.
Versate in una scodella 500 g di Philadelphia classica, unite 180 g di zucchero a velo non vanigliato. Montate gli ingredienti con le fruste elettriche per alcuni minuti, quindi unite la panna montata e 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia mescolando con un cucchiaio dal basso verso l'alto. Otterrete una crema spumosa, ma corposa.
Se non trovate l'estratto di vaniglia vi consiglio di non usare le bustine di vanillina perchè trovo lascino un gusto pungente e salato nelle preparazioni a freddo. Se proprio dovete usare qualcosa di chimico tanto vale usare poche gocce di aroma di vaniglia (quello in fialette), ma se potete evitate. La migliore alternativa è di aggiungere i semi di mezzo baccello di vaniglia nel passaggio che segue. 
Scaldate al microonde 25 ml di panna e fatevi sciogliere con cura i due fogli di gelatinarimasti. Versate sulla crema al formaggio e mescolate nuovamente dal basso verso l'alto fino ad essere sicuri di aver distribuito la panna liquida con la gelatina omogeneamente.
Versate la crema sulla base di biscotto. Nel frattempo la copertura ai mirtilli si sarà intiepidita. Dopo una ventina di minuti versatela sulla crema e fate raffreddare il tutto nello stampo per 6 ore prima di sformare la cheescake.
Aprite lo stampo (prima potrebbe essere utile passare delicatamente la lama di un coltello fra la carta forno e i bordi della tortiera perchè il burro usato all'inizio per fare da collante potrebbe procurare qualche fastidio) e fate scivolare il dolce con tutta la carta sul piatto da portata.
Sfilate la banda di carta laterale, quindi passate una spatola lunga fra la carta sul fondo e la base di biscotto (in questo modo dovrebbe risultare abbastanza facile sfilare la carta da sotto la base).
Tagliate le fette con un coltello affilato.



giovedì 29 marzo 2012

E' Tempo di Uova... Mimosa

Ieri facendo un rapido giro al centro commerciale mi sono resa conto di quanto
poco io mi sia calata nel clima pasquale quest'anno... direi per niente!
Oggi provo a rimediare proponendovi questa ricetta facilissima che prende
il nome dall'aspetto della farcitura superiore che ricorda proprio i fiori di mimosa.
Oltre ad essere in perfetto tema pasquale, si presta ad essere servita in queste giornate 
di sole che ci ricordano che la primavera è arrivata e con essa i pranzi all'aperto
dai sapori freschi e dai colori allegri.
Nella ricetta "originale" che ho sempre mangiato, c'era una valanga di maionese.
Io ne vado matta, ma ad ogni boccone il senso di colpa mi faceva andare le
uova di traverso, quindi ho sostituito la salsa assassina con del philadelphia.
Per chi, come me, detesta profondamente i capperi, consiglio di non eliminarli
dalla ricetta, perchè alla fine nemmeno ne sentirete il gusto, ma solo
quella marcia in più che rende la crema di tonno più decisa.




Per 8 uova mimosa
Mettete a bollire 4 uova in acqua già calda. Appena comincia a sobbollire, contate 10 minuti e mettetele in acqua fredda. Non fate cuocere troppo le uova o il tuorlo cotto sarà circondato da quell'antipatico alone verdognolo.
Mentre le uova raffreddano, preparate la crema al tonno passando brevemente al minipimer 140 g di tonno sgocciolato, 120 g di philadelphia, 8 capperi sotto sale ben sciacquati e strizzati, un ciuffo di prezzemolo tritato e una macinata di pepe.
Tagliate ciascun uovo a metà per il lungo facendo attenzione a non romperlo, quindi rimuovete i rossi e metteteli in un piattino. Schiacciateli con i denti di una forchetta fino a ridurli in "briciole" e teneteli da parte.
Riempite ogni "barchetta" di albume con una generosa cucchiaiata di crema, come a ricomporre la metà d'uovo mancante, quindi cospargete con il tuorlo sbriciolato ,aiutandovi anche premendo con le dita se necessario, per ricoprire tutta la parte superiore.



martedì 27 marzo 2012

E' giusto che sappiate...


Ci siamo quasi, nei prossimi giorni scoprirete i vincitori del contest.
Dato che siete stati in tanti e tutti pieni di entusiasmo, ho pensato che meritaste una vera e propria giuria di persone estranee al nostro mondo di food blogger, abituali consumatori
di prelibatezze varie, che valutasse in maniera obbiettiva e disinteressata le vostre creazioni, senza lasciarsi condizionare da simpatie o preconcetti.
Oggi ho pensato di presentarvi i tre giudici, tre uomini tutti d'un pezzo, con le loro caratteristiche. Posto anche una loro foto, così saprete chi ringraziare...
... o con chi prendervela ;o)





Da sinistra verso destra:

Il magnanimo avvocato - vizioso irriducibile, già citato da me in diversi post di questo blog, non saprà dividere il bianco dal rosso dell'uovo, ma davanti a una tavola imbandita perde il suo aplomb. Cerca invano di controllarsi, ma ieri un pacchetto intero di patatine alla cipolla dell'IKEA se l'è mangiato lui dopo aver premesso, con tono solenne e perentorio, "mangio solo un tartufino".
Pronto a chiudere un occhio su tutto, nell'esaminare le ricette ha trovato una parola buona per qualunque proposta.

L'esperto di linguaggi persuasivi (nonché mio fidanzato) - non sa cosa voglia dire mangiare fuori pasto, la golosità non lo sfiora nemmeno, mangia solo per vivere, ma anni e anni come abituale consumatore di biscotti e merendine, consumate rigorosamente a orario manco fossero pillole, lo rendono un vero tecnico esperto in merendine antiche e moderne, in grado di dare giudizi con la giusta cognizione.
Ha da poco imparato a preparare il tiramisù, potrebbe riservarci delle sorprese.

L'ingegnere (nonché proprietario del lido che avete visto nei giorni scorsi sul mio blog) -
l'uomo capace di aggredire e annientare in pochi minuti anche l'uovo di Pasqua più mastodontico e granellato che la vostra mente riesca a concepire, è goloso e intransigente, un vero mix letale. Se una ricetta non gli piace la liquida in quattro e quattr'otto senza troppe discussioni... al massimo un punto in più per la buona volontà. Avanti il prossimo!

Ditemi, che ve ne pare?

lunedì 26 marzo 2012

Spaghetti all'Astice a Modo Mio... e ditemi che capita anche a voi.

Scusate il post lungo, ma la vita da food blogger sta diventando irta di difficoltà.
Ieri sono uscita per la colazione col mio fidanzato e la bella giornata e la temperatura 
mite non facevano certo venir voglia di tornare a casa e mettersi ai fornelli.
Se hai un caro amico che conosci dalla prima media, proprietario di un lido che affaccia
su uno dei paesaggi più belli d'Italia (le foto le ho già pubblicate qui) e che è fornito di un 
ristorante che prepara dei deliziosi piatti a base di pesce, si fa presto a fare due più due.
Una rapida telefonata e... il lido è aperto :o) ma il ristorante ancora no :o(
- musica, immaginate voi quale, a sottolineare il momento denso di dramma -
Avete presente quando nei film un tipo rischia di lasciarci le penne e gli passa tutta la 
vita davanti agli occhi? Ecco, a me davanti agli occhi sono passati spaghetti allo scoglio,
gamberoni alla griglia, triglie fritte, cozze gratinate, involtini di pesce spada.
Siamo tornati mestamente a casa, ma non potevo darmi pace quando mi si è
accesa la lampadina: eureka, ho un astice nel freezer!
E non fate quelle facce, lo so che surgelato non è la stessa cosa, ma io una bestia
viva, legata, che cerca di uscire ribaltando il coperchio e che, almeno stando alle leggende metropolitane, emette un fischio simile a un grido non la posso mettere a mollo 
nell'acqua bollente, non ce la farò mai, non dormirei per sei anni e se riuscissi 
a dormire mi sveglierei comunque al suono di quel fischio
(ancora combatto coi sensi di colpa per aver ucciso una formica ai tempi delle 
elementari per esaminarla al microscopio, ma la scienza miete le sue vittime).
Tornando all'astice, mi metto al lavoro e già per rompere il carapace scoppia il delirio:
mi armo di schiaccianoci, spacco le chele con un accanimento che manco 
il macellaio di Milwaukee, mi ostino a rimuovere la polpa anche dalle zampette 
più sottili e chiaramente ognuna di queste manovre genera copiosi schizzi 
all'aroma di mare (per usare un eufemismo che abbia del poetico) che si irradiano
per la cucina, sul maglioncino, sui capelli appena lavati... una strage!
Alla fine preparo il sugo, profumato, cremoso e ricco di polpa e penso che il peggio 
è passato... e invece no, perchè se vuoi fotografare certi piatti devi metterti 
il cuore il pace, la pasta te la mangerai scotta e collosa, tiè!
Dopo tutto 'sto traffico? Eh no! 
Allora cominci a calcolare i tempi: allestimento set (che nel mio caso è nella stanza all'altro capo della casa, che non è la Reggia di Caserta, ma per la cottura al dente anche i secondi
sono preziosi), allestimento piatto, stima approssimativa del tempo necessario 
a scattare un numero minimo di foto per tirarne fuori una che sia almeno decente,
quanti minuti prima, rispetto al tempo indicato, tirar giù la pasta per far sì che al 
termine di queste manovre la cottura sia ultimata al punto giusto.
E allora impiatta al volo, corri per il corridoio (mai nome fu più adatto) o gli
spaghetti lucidi diventeranno opachi, rifinisci con prezzemolo e polpa di chela lasciati 
pronti accanto al set e scatta, scatta, scatta col tuo fidanzato seduto a tavola, solo,
davanti a un piatto vuoto con me che urlo "amore arrivo, eh".
Alla fine la foto è stata scattata, la pasta è ancora al dente, ma mi ci vuole una vacanza.
Vi prego, ditemi che succede anche a voi.




Per 2 persone

Cuocete l'astice seguendo le istruzioni, quindi lasciatelo intiepidire per poterlo maneggiare con facilità e cominciate staccando zampe e chele ruotandole su se stesse.
Per le zampe potete procedere rompendole lungo le giunture e tirando fuori la polpa con uno stuzzicadenti.
Per le chele dovrete essere più aggressivi perchè è necessario rompere il guscio in più punti per poter sfilare la polpa mantenendola il più possibile integra dal momento che verrà usata alla fine per guarnire il piatto per via dell'aspetto e del colore esteticamente più gradevoli. La polpa che tirerete fuori avrà un colore pressoché identico a quello dei gusci (persino le macchioline e i bordi dentati).




Staccate la testa, che verrà via facilmente, e con le forbici tagliate il guscio lungo tutta la "pancia" dell'astice. In questo modo sarà facilissimo tirar fuori in un pezzo unico tutta la polpa della coda, ma in ogni caso controllate bene che non ci siano residui (ogni grammo è prezioso). Pulite la coda dalla parte rossa che corrisponde, per intenderci, al "filo" che togliete ai gamberi e che percorre tutto il dorso.
Nel caso di un astice fresco conserverei anche la testa, ricchissima di gusto, per metterla in padella, ma in questo caso, trattandosi di un prodotto surgelato, non mi sono fidata, ma forse è solo una mia esagerazione.
Tritate 1/2 cipolla e 1 spicchio d'aglio e fateli appassire a fuoco dolce con abbondante olio d'oliva e 1 cucchiaio di burro. Fate rosolare brevemente anche la polpa tagliata grossolanamente.
Aggiungete 100 g di polpa di pomodoro e un trito di prezzemolo e fate cuocere per pochi minuti a fuoco vivo. Aggiungete 50 g di panna da cucina (è un po' demodé e la uso molto raramente nei primi, ma in questo caso fa la differenza), sale, pepe e 1 cucchiaino raso di zucchero.
Lo so, sembra strano, ma vi assicuro che darà al condimento un gradevole gusto rotondo e dolciastro e che nessuno penserà che vi siate confusi fra sale e zucchero. Se preferite andare sul sicuro mettetene solo mezzo cucchiaino, assaggiate e regolatevi secondo il vostro insindacabile gusto.
Scolate gli spaghetti due minuti prima del tempo necessario e tenete da parte un'abbondante tazza di acqua di cottura. Saltate gli spaghetti in padella e aggiungete l'acqua se vedete che il condimento si asciuga troppo prima che gli spaghetti  siano sufficientemente cotti. In questo modo gli spaghetti finiranno di cuocere assorbendo tutto il gusto e i profumi del sugo e l'amido renderà il tutto ancora più cremoso e ben legato (non un sugo che scivola via dalla pasta). 
Servite cospargendo con altro prezzemolo fresco e con la polpa delle chele tagliata grossolanamente.





sabato 24 marzo 2012

Hot Cross Buns (senza uova)

Volevo provare a preparare questi dolcetti pasquali, tipici del Regno Unito, 
da moltissimo tempo, ma ora che ho un'impastatrice e la Pasqua incombe 
non ho avuto più scuse per rimandare.
A Londra si trovano facilmente in moltissime vetrine di pasticceria tutto l'anno,
tutti in fila a tentarti da dietro al vetro con la loro glassatura lucida e il colore dorato. 
Si tratta di soffici panini dolci e speziati, arricchiti dall'uvetta,
che vanno mangiati il Venerdì Santo e proprio per questo sono decorati dal motivo superficiale a croce che può essere realizzato in diversi modi che possono
variare dalle strisce di pasta aggiunte prima della cottura alla glassa aggiunta
una volta che i panini sono raffreddati, fino a una semplice incisione.
In questa ricetta non ci sono uova e serve pochissimo lievito (2 g), inoltre 
l'impasto va lasciato lievitare molto lentamente e per lungo tempo in frigorifero.
Ciò renderà più lunghi i tempi di preparazione (non più difficile la ricetta), ma
garantirà la riuscita di buns molto digeribili e leggeri.
Io ho preparato l'impasto ieri pomeriggio e l'ho lasciato in frigorifero tutta la notte e
questa mattina ho formato i panini e li ho fatti lievitare 4 ore prima di infornarli.
Ne vale veramente la pena, perchè si ottengono dei buns talmente soffici
da poterli schiacciare sotto il palmo di una mano.
Una simpatica curiosità: secondo le antiche credenze popolari i buns cucinati nel giorno
del Venerdì Santo non possono ammuffire... ma dureranno abbastanza da scoprirlo?




Per una ventina di buns (da 50 g di impasto l'uno)

Tagliate a dadini 150 g di burro e lasciatelo ammorbidire a temperatura ambiente.
Mettete nella ciotola dell'impastatrice 200 g di farina 00 e 200 g di farina manitoba.
Scaldate al microonde 250 ml di latte intero con 80 g di zucchero, la scorza grattugiata di un limone, la scorza grattugiata di un'arancia e 1/2 cucchiaino di cannella. Quando questo infuso profumato sarà tiepido aggiungete 2 g di lievito di birra secco e mescolate brevemente, quindi aggiungetelo alle farina e fate lavorare l'impasto col gancio per 5 minuti.
A questo punto azionate nuovamente il gancio e aggiungete poco burro morbido e 8 g di sale. Procedete con altro burro solo quando il precedente sarà stato "assorbito". Una volta terminato tutto il burro, lasciate lavorare l'impasto a velocità sostenuta per 8 minuti.
Trascorso questo tempo avrete ottenuto un impasto morbidissimo che comincerà ad accennare a staccarsi dai bordi. 
Infarinate leggermente un piano di lavoro, trasferitevi l'impasto e dategli la forma di un panetto toccandolo lo stretto indispensabile. Lasciatelo lievitare in frigorifero in una ciotola molto capiente coperta col la pellicola ben stretta.
Dopo circa tre ore tirate fuori l'impasto e lavoratelo brevemente con le mani aggiungendo 50 g di uvetta (o mirtilli disidratati) fatta rinvenire in acqua calda e strizzata, quindi formate dei piccoli panini tondi e disponeteli ben distanziati su una placca di alluminio rivestita di carta da forno.
Lasciate lievitare i panini fino a che non raddoppiano il loro volume, quindi decorateli con una croce di pastella ottenuta lavorando due cucchiai di farina 00 con poca acqua (fino a ottenere una pastella morbida da trasferire in una tasca da pasticciere per procedere facilmente a tracciare il motivo a croce).
Infornate i panini a 170° per circa 30 minuti. Devono risultare ben dorati.
Per la lucidatura finale vi basterà scaldare al microonde una tazzina da caffè di marmellata di albicocche fino a renderla fluida. 
Lasciate raffreddare i buns su una graticella e glassateli per lucidarli, quindi fateli asciugare prima di servirli.




Con questa ricetta partecipo al contest
"Tutta la dolce Pasqua del mondo"


giovedì 22 marzo 2012

Lettera a Tutte Voi ♥♥♥

La mezzanotte è passata, il contest "Come Quelli Comprati" è ufficialmente terminato e ora posso scrivervi che sono stati 40 giorni belli e divertenti grazie a tutte voi.
Prima di trovare il coraggio di proporvi questo "gioco" ci ho rimuginato su un bel po'. Eh sì, perchè il mio blog, che ormai è diventato una parte importante della mia vita e in cui riverso tanto amore giorno dopo giorno, è nato a Novembre, quindi con solo 4 mesi all'attivo temevo fosse prematuro.
Mi dicevo "se magari non mi prendono sul serio e partecipano quattro gatti?". Poi mi sono detta vabbè, magari intanto preparo il banner (quello che ormai avrete visto girare fino alla nausea) e poi quando mi sento pronta lo presento... macché, il giorno dopo ho detto "Mi butto", ho deglutito rumorosamente e ho clickato sul tasto "Pubblica" e ricordo distintamente di aver pensato "Forza che una volta che hai clickato è fatta e non puoi più tirarti indietro così non c'è più niente da decidere".
Mi avete inviato ben 135 fantastiche ricette!!!
Beh, mi sembra evidente che devo ringraziarvi con tutto l'affetto e la gratitudine possibili, perchè avete reso questo mio primo contest un'avventura piacevole e soddisfacente. 
Sono molto fiera di tutte voi, dell'entusiasmo che avete messo in questa sfida, dell'ironia che alcune di voi hanno mostrato a fronte di risultati che non hanno ritenuto soddisfacenti (il post scritto come se fossero le Camille a parlare è spassosissimo), della fantasia e dell'intraprendenza che avete dimostrato.
Grazie a questo contest ho conosciuto tante amiche creative e loro hanno imparato a conoscere me e il mio blog riempiendolo di vita con i loro puntuali commenti affettuosi e giocosi. Di molte di voi conosco i nomi e i volti, magari mi sono fatta addirittura un'idea del vostro modo d'essere. Allo stesso modo ho notato che alcune di voi mi scrivono parole che mi lasciano intendere che anche voi abbiate afferrato qualcosa di me ed ogni volta è una sorpresa e un piacere. Trovare il vostro nome scritto accanto a un commento ancora da leggere è come trovare il messaggio di un'amica in segreteria.

PS - Volevo condividere con voi anche una bella notizia. Proprio questa sera ho scoperto di essermi classificata seconda al contest di Fashion Flavors e dato che è stato subito uno dei miei blog preferiti (inserito nel blogroll non appena scoperto) è stata ancora più forte l'emozione di essere stata scelta fra tante ricette veramente interessanti e ingegnose.

martedì 20 marzo 2012

Torta al Cioc-cola-to

Questa sera verrà a cena da me un'amica neomamma. La conosco da tanti anni e
devo dire che mi fa uno stranissimo effetto vederla con una bimba e pensare che ora
è una mamma. Del papà non ne parliamo nemmeno, vederlo testare la temperatura
del latte sul polso mi ha creato lo stesso scompenso che vedere un giocatore di 
rugby intento a lavorare all'uncinetto.
Questa mamma è da sempre golosissima di dolci da forno e patita di Coca Cola. 
Mi sono messa al lavoro e ho tirato fuori questa torta cioccolato
e cola dal gusto particolarissimo. La cola è presente anche nella glassa al 
fondente e il risultato è un gusto di cioccolato corposo con un leggero
sentore amarognolo dato dalla bevanda.
Non ho inventato io questo dolce (mi sembra di averlo visto preparare dalla mitica
Nigella, ma potrei sbagliarmi), quindi non voglio assolutamente vantarmi di 
questa idea fuori dal comune, ma la ricetta è mia e il risultato mi sembra buono.
Ho scelto di preparare una glassa fluida perchè mi piaceva l'idea di una copertura 
da far colare qua e là senza troppa attenzione alle rifiniture, ma se preferite dei bordi
rifiniti in maniera regolare vi basterà lasciar riposare un po' la glassa in modo 
che acquisti una certa consistenza prima di procedere alla glassatura.

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Voglio rivolgere un saluto affettuoso 
al blog "Silvia vs Luca Project" per avermi menzionata
fra i dieci blog di qualità. 
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Per Francesca, Christian e Ludovica




Fondete al microonde 130 g di burro e 50 g di cioccolato fondente, quindi mescolate per eliminare eventuali grumi ed aggiungete, montando con le fruste elettriche, 2 uova grandi intere, 100 g di zucchero e 225 g di Coca Cola
Unite 150 g di farina 00, 40 g di cacao amaro, 8 g di lievito per dolci e un pizzico di sale.
Per la glassa fate fondere 100 g di cioccolato fondente, quindi aggiungete poco a poco 60 ml di Coca Cola. All'inizio il cioccolato reagirà raggrumandosi, ma non preoccupatevi perchè è normale e continuando ad aggiungere gradualmente la cola, mescolando con vigore, la glassa diventerà fluida e lucida.
Colatela al centro della torta e portatela verso i bordi facendola colare leggermente.



Pane Integrale al Latte con Muesli

Nei giorni scorsi ho scritto che ormai era arrivata la primavera. Sbagliavo.
Ieri una colazione a base di granita e brioche gustata in compagnia degli amici 
ai tavolini al sole e una passeggiata armata di macchina fotografica, mi 
hanno convinta che è arrivata l'estate! Giudicate voi dalle foto se non ho ragione. 
Proprio per questo motivo ho deciso di preparare un pane in cassetta rustico e
profumato perfetto per preparare dei tramezzini freschi e appetitosi da portarsi
dietro, magari per un picnic (sulla spiaggia o su un prato non importa).




Versate in una ciotola capiente 350 g di farina integrale e 150 g di farina 00. Mescolate, formate un foro centrale in cui aggiungerete 4 g di lievito di birra secco e 2 cucchiaini di zucchero.
Scaldate 350 ml di latte intero fino a farlo diventare tiepido e versatelo poco a poco sul lievito mescolando con una forchetta e portando mano a mano la farina ai bordi verso il centro per "impastarla". Appena ottenete una massa che non può più essere lavorata con la forchetta, aggiungete 12 g sale fino, 50 g di muesli al naturale e trasferite il tutto su un piano infarinato e lavorate vigorosamente fino ad ottenere un panetto liscio.
Mettetelo a lievitare in una ciotola unta con olio d'oliva e coperta con la pellicola.
Quando il panetto diventa gonfio e soffice lavoratelo brevemente, dategli una forma allungata e mettetelo a lievitare una seconda volta in uno stampo di alluminio per pancarrè. 
Io ungo e infarino i lati corti e fodero il fondo e i lati lunghi dello stampo con una striscia di carta forno a misura. In questo modo, oltre ad essere sicura di non avere brutte sorprese al momento di sformare il pane, posso estrarlo facilmente dallo stampo tirando i bordi di carta che fuoriescono.
Infornate a 200° per circa 30 minuti, quindi sformate il pane e fatelo raffreddare del tutto su una graticella prima di tagliarlo.





Io ho farcito il mio sandwich con pomodoro condito con olio d'oliva sale e origano, misticanza, emmenthal e salsa tartara, ma scegliete voi gli ingredienti che trovate si abbinino meglio al gusto di questo pane.
E ora vi lascio alle foto della mia passeggiata... non viene voglia di fare un tuffo?












lunedì 19 marzo 2012

Salsa Mou-scovado per Gelati

Come già ho scritto diversi post fa, per me la primavera ormai è arrivata, non voglio 
sentire ragioni. Avevo deciso che era giunto il momento di passare a ricette fresche 
e sfiziose e quando ho visto che "Note di Cioccolato" proponeva un originale
contest sullo zucchero muscovado ci ho pensato su qualche minuto ed è nato
questo gioco di parole che da il nome a questa salsa mou per gelato realizzata con questo 
aromatico e particolarissimo tipo di zucchero dall'aspetto simile alla sabbia umida.
E' una salsa davvero semplicissima da realizzare e che potete preparare con 
largo anticipo per rendere speciale anche un semplice gelato, inoltre
vi permetterà di godere appieno del gusto dello zucchero muscovado
che resterà presente e riconoscibilissimo.
Ho messo troppe foto, lo so, ma vuoi la primavera, vuoi finalmente la freschezza 
del gelato, vuoi l'allegria che mettono le fragole... mi piacevano tutte! :o)




Mettete a scaldare al microonde 200 ml di panna da cucina e tenetela da parte.
Fate fondere in un pentolino dal fondo spesso 100 g di zucchero muscovado, 1 cucchiaio di burro e 2 cucchiai d'acqua.
Quando lo zucchero si sarà sciolto completamente in uno sciroppo e non distinguerete più i granellini, aggiungete poco a poco la panna calda mescolando, quindi aromatizzate con poche gocce di estratto di vaniglia.
Togliete dal fuoco e trasferite in una scodella per far raffreddare la salsa in frigorifero. Appena tolta dal fuoco vi sembrerà troppo fluida, ma riposando acquisterà la giusta consistenza. Conservatela in frigorifero fino al momento di servire e mescolate brevemente prima di colarla sul gelato.
Se desiderate un mou più denso diminuite la dose di panna anche della metà.






Con questa ricetta partecipo al contest


venerdì 16 marzo 2012

Savoiardi di Kamut... perchè il tiramisù è un diritto!

Da tempo meditavo di preparare i savoiardi di kamut, da quando Aria me li ha chiesti:
"Secondo te si possono fare i savoiardi di kamut così anche io mangio un bel tiramisù?".
Dovevo correre in soccorso non solo di Aria, ma di tutti gli allergici!
Dato che mi era avanzata della farina dalla preparazione dei cornetti di 100% kamut,
ieri mi sono messa all'opera e il risultato mi ha letteralmente stupita.
I savoiardi sono risultati leggerissimi e fragranti e sfido chiunque non conosca gli 
ingredienti a riconoscere la presenza di questo tipo di farina all'assaggio.
Come se non bastasse si preparano veramente in un batter d'occhio sporcando
pochissimo e dovendo aspettare solo 15 minuti per la cottura.
Per comodità ho sempre preparato il tiramisù con i savoiardi confezionati, ma la 
prossima volta voglio assolutamente provare ad usare questi.
Mi raccomando, mangiateli solo quando sono freddi e "riposati" o sapranno d'uovo
(non contengono né latte, né burro).




Per 18 savoiardi
Montate a neve fermissima con le fruste elettriche 2 albumi (conservate i tuorli) aggiungendo mano a mano che montate 60 g di zucchero.
Aggiungete i 2 tuorli e amalgamateli agli albumi mescolando brevemente dal basso verso l'alto con un cucchiaio per non smontare la "meringa".
Aggiungete 15 g di fecola di patate e 2 cucchiai di farina di kamut setacciati sempre mescolando dal basso verso l'alto.
Otterrete un impasto spumoso e consistente. Trasferitelo in una tasca da pasticciere usa e getta e tagliate la punta in modo da avere un'apertura piuttosto grande. Formate dei bastoncini di impasto su una placca d'alluminio rivestita di carta da forno. Non avrete bisogno di distanziarli molto perchè non cresceranno parecchio.




Cospargete la superficie dei bastoncini con abbondante zucchero semolato e infornate a 170° per circa 15 minuti. Sfornate i savoiardi e staccateli dalla carta dopo una buona decina di minuti di riposo aiutandovi con la lama di un coltello.
Per un risultato più fragrante e che si conservi più a lungo rimettete i biscotti nel forno spento sulla griglia. Il calore residuo sarà sufficiente ad asciugare i savoiardi.




Ho fatto una "prova caffè" e devo dire che questi biscotti sono una vera e propria spugna. Nel giro di una manciata di secondi di gonfiano raddoppiando quasi di volume. Ho idea che rispetto quelli comprati richiedano molto meno caffè nel caso della preparazione di un tiramisù.




Con questa ricetta partecipo al contest

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